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 (situata a metà del  fronte meridionale)

A proposito di questa torre lo storico Zenobi scrive: “Torre DE BENEDICTIS Giuseppe (negoziante di tessuti)quadrangolare, i cui resti di fondamenta si trovano nella sottostante cantina”. Un attento esame delle immagini di inizio Novecento sembra avvalorare questa asserzione. Nella parte visibile della cortina si notano infatti evidenti avanzi di beccatelli dell’apparato a sporgere che si interrompono all’altezza della torre scapitozzata. Sul muro esterno, sopra la cima degli alberi, si intravedono alcune buche pontaie.

Sempre a proposito della sua dislocazione, diversa è l’opinione di Tonino Di Matteo, che nel ricostruire l’antico perimetro fortificato pone questa torre, di forma presumibilmente pentagonale, là dove oggi si trova la terrazza di casa Beltramba Medori.

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Questa torre (alta m 24,40), o mastio, a pianta quadrata e dotata di apparato a sporgere, fu costruita per l’avvistamento a distanza e l’estrema difesa immediatamente vicino al punto più alto costituito dal largo del Castello, l’omphalós dell’antico nucleo storico. La sua erezione fu dettata anzitutto dall’esigenza di un miglior funzionamento del pur già efficiente sistema difensivo periferico. All’uso strategico si univa un particolare significato simbolico, legato alla potenza della famiglia Acquaviva, come si arguisce dall’epigrafe della lapide che si trova sulla facciata orientale e ricorda  l’anno 

di edificazione (1397) e il suo costruttore (frate Matteo di Angelo da Morro, preposto benedettino della chiesa di Sant’Angelo in Musiano, al tempo di Andrea Matteo I Acquaviva, duca d’Atri e conte di San Flaviano). Successivamente, con l’apertura di finestroni ad arco sotto l’apparato a sporgere, fu adattata a campanile. È stata di recente restaurata.

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