|
li
Acquaviva, che possedevano le terre migliori, introdussero
nei loro feudi la coltivazione del riso, favorendo nello
stesso tempo il diffondersi della malaria. In tal modo l’impoverimento demografico
investì anche Mosciano, che nel 1669 contava 126 fuochi rispetto ai 147 del 1595.
|
|
Il XVII secolo è contrassegnato dal triste fenomeno del
banditismo, che condizionò la vita civile ed economica dell’epoca. Nel 1682
Profeta Profeti, agiato contadino di Mosciano, per aver rifiutato la sorella a
un tale che gliela chiedeva in sposa, fu rapito e ucciso dai banditi.
Nel 1788 il re Ferdinando I di Borbone, re delle due Sicilie,
sequestrò la badia di Sant’Angelo e, con dispaccio del 3 agosto 1803, fissò
sul Monte frumentario la congrua di duecento ducati annui agli arcipreti.
Ai moti del 1820-21 parteciparono tre moscianesi, che
figuravano nell’elenco dei carbonari redatto nel 1833 dalla polizia borbonica:
Eusebio Caravelli, Franco Antonio Rossi e Giuseppe Saliceti. Nel periodo
risorgimentale spiccano due illustri moscianesi: Aurelio Saliceti, che nacque
nel 1804 a Ripattoni, frazione del comune di Mosciano fino al 1928, e fu
triumviro della Repubblica romana con Armellini e Montecchi, e Domenico Del
Zoppo, che fu a Mentana con Garibaldi e morì a Montelibretti nel 1867 in uno
scontro con i Pontifici.
Uno splendido monumento
ai caduti delle guerre mondiali, progettato dall’insigne artista moscianese
Francesco Patella, ricorda le gesta e il sacrificio dei figli di Mosciano.
[ indietro ]
Questo mio articolo, uscito
per la prima volta nella guida turistica Il Leggicittà
(ed. Weka s.p.a. Milano 1993, a cura del Comune di
Mosciano Sant’Angelo), di recente ripubblicato e
modificato da altri in un pieghevole e in alcuni siti web
senza la mia firma, le fonti bibliografiche e la mia
autorizzazione (sic vos non vobis: "la cultura
di Batillo"), viene qui inserito con alcune aggiunte. |
|